mercoledì 3 novembre 2010

Sistema Italia: Uno sguardo al turismo nazionale

Dall'executive summary sul piano nazionale del turismo redatto da PricewaterhouseCoopers per Confindustria Federturismo nel mese di settembre 2010, emergono alcune carenze strutturali che durante l'ultimo decennio hanno comportato progressive perdite di quote di mercato per l'Italia dovute principalmente a quattro fattori:
  • Crescita della competizione a livello globale e relativo orientamento dei flussi verso le destinazioni emergenti
  • Perdita di competitività generata dalla mancanza di un livello di qualità dell'offerta adeguata ai nuovi segmenti della domanda
  • Investimenti infrastrutturali inefficienti e divergenze territoriali
  • Domanda turistica straniera debole al Sud e nelle Isole
In merito all'aumento della competizione tra aree che continuano a contribuire notevolmente al PIL dei rispettivi paesi, come la Spagna (+16,3% nel 2008), il trend negativo registrato dal sistema di offerta "Italia" relativo alla promozione e commercializzazione dei suoi prodotti turistici, è da attribuirsi alla scarsa valorizzazione delle attrattività regionali e locali per cercare di dare vita ad un sitema sinergico di fruizione dei territori. Ciò è dovuto in parte agli enti pubblici, che di fatto non sfruttano pienamente le risorse presenti nelle diverse località denominate "ad elevata vocazione turistica". A questo debole scenario, si aggiunga la mancanza di strategia degli operatori turistici, spesso indifferenti alle trasformazioni in atto nel mercato e incapaci di creare nuovi prodotti turistici territoriali destagionalizzati per innovare l'offerta. La perdita di competitività nel nostro paese è principalmente legata alla composizione del tessuto imprenditoriale, costituito maggiormente da piccole e medie imprese alberghiere ed extralberghiere che spesso non tengono conto dei dati statistici relativi ai flussi turistici incoming, così come dei nuovi target  nord-europei che possono rappresentare delle nicchie importanti sulle quali puntare. Sul fronte degli investimenti, i dati confermano una bassa qualità della dotazione infrastrutturale rispetto ai principali paesi europei (Francia,Spagna,Inghilterra e Germania). Tra le principali variabili considerate, emerge una forte stagionalità delle presenze che implica bassi livelli di occupazione ed un livello di formazione che risulta inferiore per circa il 50% degli addetti al settore rispetto alla media europea. Questa situazione di deficit strutturale del nostro paese rischia di protrarsi nel tempo se non si costituisce una cabina di regia centralizzata e coordinata dal ministero del turismo, che si occupi principalmente di gestire la promozione dell'immagine turistica del paese, al fine di riuscire a ridurre lo svantaggio competitivo accumulato nel tempo rispetto alle principali destinazioni dei paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, ed anche di quelle nord europee. L'esempio spagnolo è particolarmente rilevante perchè evidenzia una pianificazione strategica  delle risorse turistiche migliore rispetto all'Italia; in quanto i governi che si sono succeduti nell'ultimo ventennio hanno basato lo sviluppo turistico del paese su piani pluriennali che puntassero principalmente alla qualità ed alla promozione all'estero dei prodotti turistici offerti. Grazie a questi interventi la Spagna ha registrato tassi di crescita medi degli arrivi nettamente superiori all'Italia tra il 2002 e il 2008, rispettivamente del 2,2% contro l'1,2%. Riguardo alle macro aree di intervento, l'analisi mostra che il Sud e le Isole, nonostante assorbono il 70% delle presenze turistiche relative soprattutto al segmento cosiddetto "sun & beach", risultano inferiori le percentuali delle presenze di turisti stranieri rispetto alla media nazionale.
Da questo punto di vista il Mezzogiorno d'Italia è visto come un'opportunità da sfruttare per attirare maggiori flussi di turisti stranieri ed ottimizzare i benefici economici che ne derivano a vantaggio di un'area turistica in via di sviluppo. Ciò premesso, il Piano Strategico del Turismo, prevede un rilancio del settore basato su una strategia di differenziazione mirata alla promozione di prodotti turistici nuovi e sostenuti da interventi finalizzati alla gestione del rapporto qualità/prezzo, nell'intento di destagionalizzare il più possibile l'offerta e cercare di acquisire nuovi segmenti di domanda. La realizzazione del Piano del Turismo, ha consentito di individuare alcune "Opzioni Strategiche" per l'attuazione di specifici interventi funzionali allo sviluppo turistico del paese.
Tra queste "Opzioni" troviamo:
  • L'Opzione Strutturale: Migliorare la capacità di attirare maggiori flussi turistici stranieri
  • L'Opzione Destagionalizzazione: Migliorare l'indice di stagionalità rispetto ai principali paesi europei
  • L'Opzione Sviluppo Sud: Catturare maggiori flussi di turisti stranieri diretti nelle principali mete turistiche del mediterraneo
  • L'Opzione Mercati (focus UK): Raggiungere una quota di arrivi dal Regno Unito pari al potenziale di mercato
  • L'Opzione Eventi (focus EXPO 2015): Sfruttare i grandi eventi e fare leva su di essi per ottenerne un ritorno negli anni successivi
Le diverse opzioni secondo le stime effettuate, dovrebbero contribuire ad ottenere nell'arco del decennio 2010-2020, benefici in termini di aumento medio annuo delle presenze straniere (+4%), dell'occupazione (+5%), del PIL turismo sul totale nazionale (+8,4%) e del gettito fiscale (+1,5%). Tali previsoni riflettono la volontà del governo di puntare ad una crescita sostenibile del turismo nel lungo periodo, in quanto parte degli investimenti infrastrutturali andrebbero finanziati attraverso l'aumento progressivo del gettito fiscale, e di conseguenza una quota (ancora da verificare quantitativamente) degli stessi investimenti dovrebbe essere diretta alla nascita di servizi pubblici dedicati ai turisti (es. convention & visitor bureau). La realizzazione di specifiche infrastrutture produce non solo un miglioramento della fruizione turistica dei territori, ma anche di tutti i settori complementari al turismo, come i trasporti, l'edilizia, nonchè i servizi turistici gestiti dalle imprese private. Inoltre, una corretta strategia di destagionalizzazione, garantisce un'efficiente gestione dei flussi incoming nelle principali mete turistiche italiane e contribuisce a promuovere le aree turistiche più deboli soprattutto nel Sud Italia, dove la stagionalità rappresenta ancora un ostacolo alla crescita. Personalmente sono molto fiducioso riguardo all' intenzione di voltare pagina in un periodo di crisi in cui lo stimolo degli investimenti e l'offerta di nuovi prodotti turistici, per tentare di recuparare lo svantaggio accumulato rispetto ai competitor europei, rappresenta un'ottima via d'uscita per evitare il declino di un settore che ha sempre contribuito positivamente allo sviluppo del nostro paese.
Voi cosa ne pensate?

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