Quali sono gli orientamenti delle aziende alberghiere nel cercare e selezionare giovani figure professionali per le proprie attività? Quali sono i progetti e le speranze degli studenti degli ultimi anni delle scuole tecniche e professionali per il turismo? Quali primi bilanci tracciano del proprio percorso professionale gli under 30 che operano all’interno di strutture alberghiere?
E ancora: qual è la distanza oggi tra il mondo della formazione e quello delle aziende? Qual è l’approccio più diffuso che adotta un giovane in cerca di prima occupazione nel turismo? Qual è il grado di convergenza tra le convinzioni, le opinioni, le percezioni possedute ed espresse dai referenti aziendali, dai giovani lavoratori e dagli studenti rispetto alle dinamiche del lavoro?
A queste e ad altre domande ha cercato di rispondere l’indagine, realizzata da Risposte Turismo e voluta da E.B.I.T., i cui risultati vengono mostrati e discussi nel convegno che si è svolto lo scorso 26 novembre a Venezia Mestre. Si tratta, in sostanza, di porre al centro dell’attenzione non solo e non tanto le dinamiche domanda-offerta attraverso le più classiche dimensioni quantitative, quanto la cruciale situazione, attuale e prospettica, del mercato del lavoro in ambito turistico, ricordando lo straordinario impatto che la professionalità e la capacità del personale impiegato nelle aziende di servizi hanno sulle performance di queste ultime. Per arginare l’ampiezza di un tema del genere e concentrare le azioni investigative su specifici temi e soggetti, consentendo pertanto la fattibilità dello studio, si è scelto di focalizzare l’attenzione sul comparto alberghiero, di certo non il solo a costituire la macroindustria turistica ma senza dubbio tra i più rappresentativi di essa. Sono stati pertanto i responsabili di hotel single unit e di catene alberghiere – dai direttori d’albergo ai direttori del personale agli imprenditori stessi in realtà operative che impiegano oltre 6000 persone - ad essere inseriti nel campione d’indagine così come lo sono stati i giovani sotto i 30 anni di età occupati presso questo tipo di unità operative. Per quanto riguarda il “fronte” degli studenti, e dunque di chi è ancora impegnato nel periodo formativo e si appresta a cercare il primo impiego, si è scelto di concentrare l’attenzione sui ragazzi delle classi quarte e quinte degli istituti scolastici alberghieri e/o per il turismo ascoltando oltre 1700 studenti. L’indagine ha poi, su richiesta del committente, destinato maggiore attenzione, in particolare nella costruzione dei campioni, alla realtà veneta. L’indagine è stata condotta in un momento storico complesso dal punto di vista della congiuntura economica. Il 2010 si caratterizza per essere anno che alcuni indicatori identificano come il primo di ripresa mentre altri accomunano ai precedenti rimandando l’uscita dalla crisi. E proprio l’essere in una fase delicata ha guidato non poche risposte e considerazioni sul lavoro nel turismo provenienti in particolare dai più giovani. Il turismo viene visto come un settore capace di resistere alle difficoltà economiche generali e garantire comunque livelli di attività che si traducono in opportunità occupazionali anche quando altrove non si assume. Tra gli studenti, chi ha scelto anni fa di frequentare una scuola tecnica per il turismo è convinto in maggioranza di aver fatto la scelta giusta, e solo un 18% ha dichiarato che, potendo tornare indietro, cambierebbe direzione agli studi. A guidare i giovani verso il lavoro nel turismo sembrano essere in particolare i vantaggi “sociali” che esso è capace di garantire: operare in un ambiente divertente, essere a contatto con la gente e avere l’opportunità di viaggiare sono le affermazioni più citate e sulle quali c’è maggiore consenso da parte sia degli studenti che dei giovani lavoratori. Le aziende, dal canto loro, avvalorano tale impressione dichiarando, il 27% di esse, che nei prossimi 5 anni il numero di occupati under 30 aumenterà di almeno 10 punti percentuali, mentre solo il 2% è di parere opposto.
A rappresentare il fattore determinante la qualità dell’esperienza professionale nei giovani è, a detta dei referenti aziendali, la passione per il lavoro in hotel e nel turismo in generale, unica spinta in grado di bilanciare le difficoltà rappresentate dagli orari di lavoro e dal calendario di attività spesso inverso a quello più comune al resto delle produzioni. Gli studenti e i giovani lavoratori, consapevoli di ciò, chiedono alle aziende forme di incentivo – dalla formazione continua alla possibilità di fare esperienze all’estero – in grado di motivarli a restare nel settore e nella stessa azienda. Gli imprenditori e i direttori d’albergo dal canto loro puntano il dito sulle aspettative dei ragazzi troppo alte rispetto alla loro capacità di inserirsi da subito con profitto in azienda, e sulla loro instabilità che si traduce in tassi di turn-over elevati. Per rispondere ad essi e per sostituire i lavoratori in uscita le aziende riscontrano difficoltà nella fase di ricerca, che però risulta poggiare ancora in larga parte su strumenti non convenzionali e di certo non strutturati, quali il passaparola e i consigli personali o l’attesa di auto-candidature, e molto meno sul ricorso ad agenzie del lavoro, agenzie di lavoro interinale, ad annunci su riviste o siti web, che potrebbero ampliare il raggio e forse garantire risultati superiori a quelli finora riscontrati. Quando il focus si sposta sui filtri di selezione adottati dalle aziende alberghiere, emerge in modo netto come l’esperienza – per quanto con alcune differenze in ragione del,la posizione e del ruolo da ricoprire - pesi molto di più del titolo di studio, un risultato che se da un lato può apparire scontato dall’altro nasconde un rischio di cortocircuito (per poter lavorare bisogna avere esperienza ma per avere esperienza bisognerebbe lavorare) che ha tra i suoi effetti anche quello di vedere spesso bloccate le dinamiche organizzative interne, con molte posizioni, soprattutto quelle più critiche e di rilievo, occupate e “difese” da professionisti entrati in albergo da molto tempo e orientati al mantenimento dello status quo.Ma la rilevanza assegnata all’esperienza nella selezione è anche frutto della dura critica che emerge dal mondo delle aziende verso il sistema della formazione scolastica specialistica. Una critica che punta dritto a rilevare la divergenza che oggi sembra esistere tra le scelte e i contenuti della formazione e le prassi e i fabbisogni delle aziende. Senza scadere nel rischio sempre alto di fare della facile retorica sulla distanza, o addirittura sulla contrapposizione, tra “teoria e pratica”, chi ha partecipato all’indagine ha espresso con chiarezza e dettaglio una serie di commenti critici sull’inadeguatezza dell’offerta formativa scolastica dedicata al turismo, o all’hôtellerie in particolare: dalla scarsa o poco aggiornata conoscenza del corpo docente delle problematiche e dei modelli di gestione delle aziende alberghiere, alle poco frequenti occasioni di incontro in aula tra studenti e professionisti del settore, all’inadeguatezza, per durata e progettazione, dello strumento stage così come oggi applicato. Tra le elaborazioni effettuate e gli aspetti monitorati figura anche il confronto tra hotel indipendenti e catene alberghiere. Differenze emergono sul fronte della stabilità dell’impiego così come derivabile dalla tipologia di contratti: tra le aziende del campione, le catene assumono il 65% degli under 30 con un contratto a tempo indeterminato, contro un 58% circa degli hotel indipendenti a fronte di un 19% nelle prime di dipendenti a tempo determinato o stagionale che sale al 28% circa nelle seconde. La prospettiva di consentire esperienze formative internazionali e una maggiore job rotation è anche prerogativa delle catene, capaci oggi di attrarre interesse anche in chi possiede una preparazione scolastica e universitaria di alto livello, seppur non indirizzata al turismo, e vede in esse realtà operative equiparabili a quelle impegnate in altre produzioni.Certo le dinamiche afferenti la struttura dell’offerta vedranno crescere negli anni la presenza delle organizzazioni a catena, così come stanno vedendo sempre più di frequente altri gruppi industriali investire in questo settore: crediamo che tale aspetto finirà con l’impattare notevolmente sullo scenario del lavoro nelle aziende alberghiere, e nel turismo in genere. Nuove professioni potranno emergere, saranno necessarie nuove competenze, si creerà maggiore spazio per l’inserimento di giovani con elevata formazione ma al tempo stesso resterà fondamentale rendere più robusta la preparazione ai “mestieri di base” dell’hôtellerie dai quali le grandi organizzazioni non potranno prescindere.
La volontà dell’EBIT di approfondire un tema particolarmente strategico quale il contributo che le nuove generazioni potranno offrire alla ripresa e allo sviluppo dell’industria turistica italiana, ha avuto in questo studio una prima fondamentale traduzione. Dai risultati emersi potranno partire altre linee di indagine per esplorare meglio determinate questioni critiche, per toccare altri lati del fenomeno, per leggerlo da altre angolazioni.
(Fonte: E.B.I.T.)
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