lunedì 29 novembre 2010

Il Convegno di E.B.I.T. sulle nuove generazioni nel settore turistico-alberghiero

Quali sono gli orientamenti delle aziende alberghiere nel cercare e selezionare giovani figure professionali per le proprie attività? Quali sono i progetti e le speranze degli studenti degli ultimi anni delle scuole tecniche e professionali per il turismo? Quali primi bilanci tracciano del proprio percorso professionale gli under 30 che operano all’interno di strutture alberghiere?
E ancora: qual è la distanza oggi tra il mondo della formazione e quello delle aziende? Qual è l’approccio più diffuso che adotta un giovane in cerca di prima occupazione nel turismo? Qual è il grado di convergenza tra le convinzioni, le opinioni, le percezioni possedute ed espresse dai referenti aziendali, dai giovani lavoratori e dagli studenti rispetto alle dinamiche del lavoro?
A queste e ad altre domande ha cercato di rispondere l’indagine, realizzata da Risposte Turismo e voluta da E.B.I.T., i cui risultati vengono mostrati e discussi nel convegno che si è svolto lo scorso 26 novembre a Venezia Mestre. Si tratta, in sostanza, di porre al centro dell’attenzione non solo e non tanto le dinamiche domanda-offerta attraverso le più classiche dimensioni quantitative, quanto la cruciale situazione, attuale e prospettica, del mercato del lavoro in ambito turistico, ricordando lo straordinario impatto che la professionalità e la capacità del personale impiegato nelle aziende di servizi hanno sulle performance di queste ultime. Per arginare l’ampiezza di un tema del genere e concentrare le azioni investigative su specifici temi e soggetti, consentendo pertanto la fattibilità dello studio, si è scelto di focalizzare l’attenzione sul comparto alberghiero, di certo non il solo a costituire la macroindustria turistica ma senza dubbio tra i più rappresentativi di essa. Sono stati pertanto i responsabili di hotel single unit e di catene alberghiere – dai direttori d’albergo ai direttori del personale agli imprenditori stessi in realtà operative che impiegano oltre 6000 persone - ad essere inseriti nel campione d’indagine così come lo sono stati i giovani sotto i 30 anni di età occupati presso questo tipo di unità operative. Per quanto riguarda il “fronte” degli studenti, e dunque di chi è ancora impegnato nel periodo formativo e si appresta a cercare il primo impiego, si è scelto di concentrare l’attenzione sui ragazzi delle classi quarte e quinte degli istituti scolastici alberghieri e/o per il turismo ascoltando oltre 1700 studenti. L’indagine ha poi, su richiesta del committente, destinato maggiore attenzione, in particolare nella costruzione dei campioni, alla realtà veneta. L’indagine è stata condotta in un momento storico complesso dal punto di vista della congiuntura economica. Il 2010 si caratterizza per essere anno che alcuni indicatori identificano come il primo di ripresa mentre altri accomunano ai precedenti rimandando l’uscita dalla crisi. E proprio l’essere in una fase delicata ha guidato non poche risposte e considerazioni sul lavoro nel turismo provenienti in particolare dai più giovani. Il turismo viene visto come un settore capace di resistere alle difficoltà economiche generali e garantire comunque livelli di attività che si traducono in opportunità occupazionali anche quando altrove non si assume. Tra gli studenti, chi ha scelto anni fa di frequentare una scuola tecnica per il turismo è convinto in maggioranza di aver fatto la scelta giusta, e solo un 18% ha dichiarato che, potendo tornare indietro, cambierebbe direzione agli studi. A guidare i giovani verso il lavoro nel turismo sembrano essere in particolare i vantaggi “sociali” che esso è capace di garantire: operare in un ambiente divertente, essere a contatto con la gente e avere l’opportunità di viaggiare sono le affermazioni più citate e sulle quali c’è maggiore consenso da parte sia degli studenti che dei giovani lavoratori. Le aziende, dal canto loro, avvalorano tale impressione dichiarando, il 27% di esse, che nei prossimi 5 anni il numero di occupati under 30 aumenterà di almeno 10 punti percentuali, mentre solo il 2% è di parere opposto.
A rappresentare il fattore determinante la qualità dell’esperienza professionale nei giovani è, a detta dei referenti aziendali, la passione per il lavoro in hotel e nel turismo in generale, unica spinta in grado di bilanciare le difficoltà rappresentate dagli orari di lavoro e dal calendario di attività spesso inverso a quello più comune al resto delle produzioni. Gli studenti e i giovani lavoratori, consapevoli di ciò, chiedono alle aziende forme di incentivo – dalla formazione continua alla possibilità di fare esperienze all’estero – in grado di motivarli a restare nel settore e nella stessa azienda. Gli imprenditori e i direttori d’albergo dal canto loro puntano il dito sulle aspettative dei ragazzi troppo alte rispetto alla loro capacità di inserirsi da subito con profitto in azienda, e sulla loro instabilità che si traduce in tassi di turn-over elevati. Per rispondere ad essi e per sostituire i lavoratori in uscita le aziende riscontrano difficoltà nella fase di ricerca, che però risulta poggiare ancora in larga parte su strumenti non convenzionali e di certo non strutturati, quali il passaparola e i consigli personali o l’attesa di auto-candidature, e molto meno sul ricorso ad agenzie del lavoro, agenzie di lavoro interinale, ad annunci su riviste o siti web, che potrebbero ampliare il raggio e forse garantire risultati superiori a quelli finora riscontrati. Quando il focus si sposta sui filtri di selezione adottati dalle aziende alberghiere, emerge in modo netto come l’esperienza – per quanto con alcune differenze in ragione del,la posizione e del ruolo da ricoprire - pesi molto di più del titolo di studio, un risultato che se da un lato può apparire scontato dall’altro nasconde un rischio di cortocircuito (per poter lavorare bisogna avere esperienza ma per avere esperienza bisognerebbe lavorare) che ha tra i suoi effetti anche quello di vedere spesso bloccate le dinamiche organizzative interne, con molte posizioni, soprattutto quelle più critiche e di rilievo, occupate e “difese” da professionisti entrati in albergo da molto tempo e orientati al mantenimento dello status quo.Ma la rilevanza assegnata all’esperienza nella selezione è anche frutto della dura critica che emerge dal mondo delle aziende verso il sistema della formazione scolastica specialistica. Una critica che punta dritto a rilevare la divergenza che oggi sembra esistere tra le scelte e i contenuti della formazione e le prassi e i fabbisogni delle aziende. Senza scadere nel rischio sempre alto di fare della facile retorica sulla distanza, o addirittura sulla contrapposizione, tra “teoria e pratica”, chi ha partecipato all’indagine ha espresso con chiarezza e dettaglio una serie di commenti critici sull’inadeguatezza dell’offerta formativa scolastica dedicata al turismo, o all’hôtellerie in particolare: dalla scarsa o poco aggiornata conoscenza del corpo docente delle problematiche e dei modelli di gestione delle aziende alberghiere, alle poco frequenti occasioni di incontro in aula tra studenti e professionisti del settore, all’inadeguatezza, per durata e progettazione, dello strumento stage così come oggi applicato. Tra le elaborazioni effettuate e gli aspetti monitorati figura anche il confronto tra hotel indipendenti e catene alberghiere. Differenze emergono sul fronte della stabilità dell’impiego così come derivabile dalla tipologia di contratti: tra le aziende del campione, le catene assumono il 65% degli under 30 con un contratto a tempo indeterminato, contro un 58% circa degli hotel indipendenti a fronte di un 19% nelle prime di dipendenti a tempo determinato o stagionale che sale al 28% circa nelle seconde. La prospettiva di consentire esperienze formative internazionali e una maggiore job rotation è anche prerogativa delle catene, capaci oggi di attrarre interesse anche in chi possiede una preparazione scolastica e universitaria di alto livello, seppur non indirizzata al turismo, e vede in esse realtà operative equiparabili a quelle impegnate in altre produzioni.Certo le dinamiche afferenti la struttura dell’offerta vedranno crescere negli anni la presenza delle organizzazioni a catena, così come stanno vedendo sempre più di frequente altri gruppi industriali investire in questo settore: crediamo che tale aspetto finirà con l’impattare notevolmente sullo scenario del lavoro nelle aziende alberghiere, e nel turismo in genere. Nuove professioni potranno emergere, saranno necessarie nuove competenze, si creerà maggiore spazio per l’inserimento di giovani con elevata formazione ma al tempo stesso resterà fondamentale rendere più robusta la preparazione ai “mestieri di base” dell’hôtellerie dai quali le grandi organizzazioni non potranno prescindere.
La volontà dell’EBIT di approfondire un tema particolarmente strategico quale il contributo che le nuove generazioni potranno offrire alla ripresa e allo sviluppo dell’industria turistica italiana, ha avuto in questo studio una prima fondamentale traduzione. Dai risultati emersi potranno partire altre linee di indagine per esplorare meglio determinate questioni critiche, per toccare altri lati del fenomeno, per leggerlo da altre angolazioni.
(Fonte: E.B.I.T.)

martedì 23 novembre 2010

Incentivi alle imprese che assumono

Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali promuove le nuovi assunzioni, prorogando a marzo 2011 il bando per la concessione delle agevolazioni finanziarie. I soggetti destinatari sono le imprese artigiane e del turismo. In un periodo di difficoltà economica le imprese tendono a non investire in nuovo capitale umano, di fatto riducendo la loro competitività e impedendo qualsiasi forma di sviluppo per il futuro occupazionale. Per tale ragione si susseguono le iniziative istituzionali, necessarie per agevolare le attività di assunzione di personale da parte delle aziende.È il caso del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che in collaborazione con Italia Lavoro, ha deciso di prorogare il bando per la concessione di contributi per l'inserimento occupazionale a favore di micro e piccole imprese fino al prossimo 31 marzo 2011. Nello specifico sono destinatarie di questa iniziativa le imprese iscritte all'albo delle imprese artigiane ed alle imprese del settore Commercio (turismo) iscritte al registro delle imprese della CCIAA. 
I contributi alle imprese considerate rispondenti ai requisiti del bando, che tra l'altro prevedono dei vincoli sulla localizzazione territoriale dell'azienda, saranno concessi solo se l'inserimento occupazionale sarà a tempo indeterminato, pieno o parziale, oppure a contratto di apprendistato professionalizzante a tempo pieno. In questi casi le aziende potranno beneficiare di un contributo massimo pari a 25 mila euro, che verrà erogato come integrazione del salario lordo annuo calcolato su 12 mesi a decorrere dalla data di assunzione. Tale integrazione potrà inoltre variare in funzione della tipologia di contratto di assunzione o trasformazione. Ad esempio per un lavoratore a tempo indeterminato pieno, sarà disponibile un contributo di 5 mila euro, mentre per un contratto di apprendistato professionalizzante a tempo pieno 3 mila e 500 euro.

sabato 20 novembre 2010

Country Brand Index - Italia

Secondo il Country Brand Index 2010, lo studio sull’immagine dei principali paesi del mondo condotto da FutureBrand, l’Italia passa dal sesto posto dell'anno scorso al dodicesimo della classifica. La Svizzera diventa quinta, il Giappone sesto, la Gran Bretagna nona e la Svezia decima. Al primo posto si posiziona il Canada, seguito da Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti (questi ultimi erano primi nel 2009. L'Italia conserva la leadership nella classifica dei 25 migliori Paesi per il patrimonio artistico e culturale, davanti alla Francia, seconda dopo Israele, per il ruolo nella storia. L’Italia è ottava (dal 48° posto del 2009) per bellezza e cura delle spiagge. Si posiziona però al quindicesimo posto nella classifica per il turismo dietro la Spagna (dodicesima), Francia (tredicesima) e Austria ( quattordicesima) tra le destinazioni europee e superata da Mauritius (al primo posto ) seguita da Australia, Nuova Zelanda, Canada, ma anche Giappone e Stati Uniti tra le mete mondiali. Il Presidente di Federturismo Confindustria, Daniel John Winteler, ha commentato i risultati del Country Brand Index 2010 in un’intervista a Il Sole 24 Ore, affermando che l’Italia merita più del 15° posto in classifica. Ha sottolineato come questo risultato negativo sia il frutto dell’assenza di una politica organica di rilancio della promozione e dell’industria turistica e della mancanza di un piano strategico. A questo proposito ha ricordato come Federturismo Confindustria abbia dato un contributo predisponendo con Pricewaterhouse Coopers un Piano nazionale del turismo per recuperare competitività e riguadagnare le quote di mercato che l’industria turistica ha perso negli ultimi anni.
(Fonte: Federturismo Confindustria)
 

lunedì 15 novembre 2010

Tourism 2020 vision of UNWTO

Tourism 2020 Vision è la previsione a lungo termine la World Tourism Organization e la valutazione dello sviluppo del turismo fino ai primi 20 anni del nuovo millennio. Un risultato fondamentale del Tourism 2020 Vision sono le previsioni quantitative che coprono un periodo di 25 anni, con il 1995 come anno di riferimento e le previsioni per il 2010 e il 2020.

Anche se l'evoluzione del turismo in questi ultimi anni è stata irregolare, l'UNWTO mantiene le sue previsioni a lungo termine per il momento. Le tendenze strutturali di fondo della previsione si ritiene che non siano cambiate significativamente. L'esperienza dimostra che nel breve periodo, i periodi di crescita più veloce (1995, 1996, 2000) si alternano a periodi di crescita lenta (dal 2001 al 2003). Mentre il ritmo di crescita fino al 2000 in realtà ha superato il Turismo di previsione 2020 Vision, è previsto che l'attuale rallentamento sarà compensato nel medio-lungo termine.

Il Tourism 2020 Vision del UNWTO prevede che gli arrivi internazionali raggiungeranno quasi 1,6 miliardi di turisti entro il 2020. Di questi arrivi in tutto il mondo nel 2020, 1,2 miliardi saranno intraregionali e 378 milioni saranno i viaggiatori a lunga percorrenza.

Gli arrivi turistici totali per regione mostrano che nel 2020 le prime tre regioni che beneficiano saranno l'Europa (717 milioni di turisti), l'Asia orientale e il Pacifico (397 milioni) e le Americhe (282 milioni), seguita da Africa, Medio Oriente e del Sud Asia.

Per Asia orientale e Pacifico, Asia, Medio Oriente e Africa si prevede di registrare una crescita a tassi superiori al 5% l'anno, rispetto alla media mondiale del 4,1%. Per le regioni più mature, Europa e le Americhe si prevedono tassi di crescita inferiori alla media. L'Europa manterrà la quota più elevata di arrivi del mondo, anche se ci sarà un calo dal 60 per cento del 1995 al 46 per cento nel 2020.
I viaggi a lungo raggio in tutto il mondo cresceranno più velocemente, al 5,4 per cento all'anno nel periodo 1995-2020, rispetto ai viaggi intraregionali, al 3,8 per cento. Di conseguenza il rapporto tra i viaggi intraregionali e quelli a lungo raggio passerà da circa 82:18 nel 1995 al 76:24 nel 2020.
(Fonte UNWTO)

mercoledì 3 novembre 2010

Sistema Italia: Uno sguardo al turismo nazionale

Dall'executive summary sul piano nazionale del turismo redatto da PricewaterhouseCoopers per Confindustria Federturismo nel mese di settembre 2010, emergono alcune carenze strutturali che durante l'ultimo decennio hanno comportato progressive perdite di quote di mercato per l'Italia dovute principalmente a quattro fattori:
  • Crescita della competizione a livello globale e relativo orientamento dei flussi verso le destinazioni emergenti
  • Perdita di competitività generata dalla mancanza di un livello di qualità dell'offerta adeguata ai nuovi segmenti della domanda
  • Investimenti infrastrutturali inefficienti e divergenze territoriali
  • Domanda turistica straniera debole al Sud e nelle Isole
In merito all'aumento della competizione tra aree che continuano a contribuire notevolmente al PIL dei rispettivi paesi, come la Spagna (+16,3% nel 2008), il trend negativo registrato dal sistema di offerta "Italia" relativo alla promozione e commercializzazione dei suoi prodotti turistici, è da attribuirsi alla scarsa valorizzazione delle attrattività regionali e locali per cercare di dare vita ad un sitema sinergico di fruizione dei territori. Ciò è dovuto in parte agli enti pubblici, che di fatto non sfruttano pienamente le risorse presenti nelle diverse località denominate "ad elevata vocazione turistica". A questo debole scenario, si aggiunga la mancanza di strategia degli operatori turistici, spesso indifferenti alle trasformazioni in atto nel mercato e incapaci di creare nuovi prodotti turistici territoriali destagionalizzati per innovare l'offerta. La perdita di competitività nel nostro paese è principalmente legata alla composizione del tessuto imprenditoriale, costituito maggiormente da piccole e medie imprese alberghiere ed extralberghiere che spesso non tengono conto dei dati statistici relativi ai flussi turistici incoming, così come dei nuovi target  nord-europei che possono rappresentare delle nicchie importanti sulle quali puntare. Sul fronte degli investimenti, i dati confermano una bassa qualità della dotazione infrastrutturale rispetto ai principali paesi europei (Francia,Spagna,Inghilterra e Germania). Tra le principali variabili considerate, emerge una forte stagionalità delle presenze che implica bassi livelli di occupazione ed un livello di formazione che risulta inferiore per circa il 50% degli addetti al settore rispetto alla media europea. Questa situazione di deficit strutturale del nostro paese rischia di protrarsi nel tempo se non si costituisce una cabina di regia centralizzata e coordinata dal ministero del turismo, che si occupi principalmente di gestire la promozione dell'immagine turistica del paese, al fine di riuscire a ridurre lo svantaggio competitivo accumulato nel tempo rispetto alle principali destinazioni dei paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, ed anche di quelle nord europee. L'esempio spagnolo è particolarmente rilevante perchè evidenzia una pianificazione strategica  delle risorse turistiche migliore rispetto all'Italia; in quanto i governi che si sono succeduti nell'ultimo ventennio hanno basato lo sviluppo turistico del paese su piani pluriennali che puntassero principalmente alla qualità ed alla promozione all'estero dei prodotti turistici offerti. Grazie a questi interventi la Spagna ha registrato tassi di crescita medi degli arrivi nettamente superiori all'Italia tra il 2002 e il 2008, rispettivamente del 2,2% contro l'1,2%. Riguardo alle macro aree di intervento, l'analisi mostra che il Sud e le Isole, nonostante assorbono il 70% delle presenze turistiche relative soprattutto al segmento cosiddetto "sun & beach", risultano inferiori le percentuali delle presenze di turisti stranieri rispetto alla media nazionale.
Da questo punto di vista il Mezzogiorno d'Italia è visto come un'opportunità da sfruttare per attirare maggiori flussi di turisti stranieri ed ottimizzare i benefici economici che ne derivano a vantaggio di un'area turistica in via di sviluppo. Ciò premesso, il Piano Strategico del Turismo, prevede un rilancio del settore basato su una strategia di differenziazione mirata alla promozione di prodotti turistici nuovi e sostenuti da interventi finalizzati alla gestione del rapporto qualità/prezzo, nell'intento di destagionalizzare il più possibile l'offerta e cercare di acquisire nuovi segmenti di domanda. La realizzazione del Piano del Turismo, ha consentito di individuare alcune "Opzioni Strategiche" per l'attuazione di specifici interventi funzionali allo sviluppo turistico del paese.
Tra queste "Opzioni" troviamo:
  • L'Opzione Strutturale: Migliorare la capacità di attirare maggiori flussi turistici stranieri
  • L'Opzione Destagionalizzazione: Migliorare l'indice di stagionalità rispetto ai principali paesi europei
  • L'Opzione Sviluppo Sud: Catturare maggiori flussi di turisti stranieri diretti nelle principali mete turistiche del mediterraneo
  • L'Opzione Mercati (focus UK): Raggiungere una quota di arrivi dal Regno Unito pari al potenziale di mercato
  • L'Opzione Eventi (focus EXPO 2015): Sfruttare i grandi eventi e fare leva su di essi per ottenerne un ritorno negli anni successivi
Le diverse opzioni secondo le stime effettuate, dovrebbero contribuire ad ottenere nell'arco del decennio 2010-2020, benefici in termini di aumento medio annuo delle presenze straniere (+4%), dell'occupazione (+5%), del PIL turismo sul totale nazionale (+8,4%) e del gettito fiscale (+1,5%). Tali previsoni riflettono la volontà del governo di puntare ad una crescita sostenibile del turismo nel lungo periodo, in quanto parte degli investimenti infrastrutturali andrebbero finanziati attraverso l'aumento progressivo del gettito fiscale, e di conseguenza una quota (ancora da verificare quantitativamente) degli stessi investimenti dovrebbe essere diretta alla nascita di servizi pubblici dedicati ai turisti (es. convention & visitor bureau). La realizzazione di specifiche infrastrutture produce non solo un miglioramento della fruizione turistica dei territori, ma anche di tutti i settori complementari al turismo, come i trasporti, l'edilizia, nonchè i servizi turistici gestiti dalle imprese private. Inoltre, una corretta strategia di destagionalizzazione, garantisce un'efficiente gestione dei flussi incoming nelle principali mete turistiche italiane e contribuisce a promuovere le aree turistiche più deboli soprattutto nel Sud Italia, dove la stagionalità rappresenta ancora un ostacolo alla crescita. Personalmente sono molto fiducioso riguardo all' intenzione di voltare pagina in un periodo di crisi in cui lo stimolo degli investimenti e l'offerta di nuovi prodotti turistici, per tentare di recuparare lo svantaggio accumulato rispetto ai competitor europei, rappresenta un'ottima via d'uscita per evitare il declino di un settore che ha sempre contribuito positivamente allo sviluppo del nostro paese.
Voi cosa ne pensate?